Proposte per la città del futuro al convegno “Abitare Milano” organizzato da Daniele Nahum, candidato Pd al Consiglio comunale

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“Quando le iniziative sono belle e gli ospiti sono eccezionali, cento persone sfidano la pioggia per esserci!  Grazie a tutti per aver partecipato ad Abitare Milano!” con queste parole Daniele Nahum, candidato Pd al Consiglio comunale, ha voluto ringraziare le persone che hanno partecipato all’incontro “Abitare Milano”, che si è tenuto il 30 maggio al Cam Garibaldi.

La domande a cui hanno provato a rispondere i numerosi e prestigiosi relatori sono state: “Quale sarà la Milano del futuro? Cosa facciamo bene, dove sbagliamo?”. Ne è venuto fuori un confronto molto interessante, in cui punti di vista e soprattutto competenze differenti ma complementari, hanno provato a disegnare il futuro della nostra città, toccando tutti i temi fondamentali: dalle politiche urbane alla cultura, dal verde allo sviluppo, dalla vocazione tecnologica e quella per un ruolo internazionale e strategico per Milano.

Sono intervenuti ad “Abitare Milano”: Francesca Balzani (vicesindaco di Milano e assessore al Bilancio della giunta di Giuliano Pisapia), Patrizia Binda (gruppo “Le giardiniere”, il verde per la qualità della vita ); Stefano Boeri (architetto e urbanista, già assessore alla Cultura del Comune di Milano); Franco Bolelli (filosofo e scrittore); Maurizio Crippa (vicedirettore de Il Foglio); Mario Furlan (fondatore e responsabile dei City Angels);  Mirko Mejetta (responsabile del dipartimento rigenerazioni urbane del Pd per l’area metropolitana); Giuliana Nuvoli (docente di Letteratura Italiana alla Università Statale di Milano); Giuseppe Saracino (rammendatore di periferie); Tobia Zevi (consigliere del ministro per gli Affari Esteri Paolo Gentiloni); Ferruccio Patti (vicepresidente di Confesercenti, presidente di SOS impresa Milano, candidato Pd Municipio 6).

DANY-ABITARE 67#MILANOPUOIDIRLOFORTE LE PROPOSTE DI DANIELE NAHUM
«Lanciamo il movimento #Milanopuòdirloforte con una riflessione su Abitare Milano, che significa vivere la città a 360 gradi: abitare la cultura, abitare le parole, abitare il futuro e via via abitare tutti i temi proposti in questo convegno, che vede la partecipazione fra il pubblico e i relatori di un pezzo importante della società milanese, con alcuni protagonisti assoluti del progresso della nostra città negli ultimi anni, come Francesca Balzani e Stefano Boeri».
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Gli interventi dei relatori

BalzaniFRANCESCA BALZANI: ABITARE MILANO – ABITARE L’EUROPA
«Ho avuto la fortuna di fare un’esperienza bellissima al Parlamento Europeo, che mi ha fatto capire non solo quanto sia cruciale il rapporto con l’Europa ma anche quanto ne siamo staccati, quanto è grande la distanza che ogni giorno il nostro paese sperimenta, pagando ogni giorno un prezzo. Siamo grandi contributori del bilancio europeo ma facciamo molta fatica a usarne le risorse. L’Unione Europea finanzia il futuro, l’innovazione, non le cose di tutti i giorni. Finanzia tutto ciò che può essere un seme prezioso per un paese migliore e più giusto, con opportunità per tutti. Ho cercato di fare sperimentazioni, come la creazione di un fondo di sviluppo che Milano avrà per prima dopo Londra: saremo le uniche due città, in Europa, a disporre di uno strumento finanziario nuovo, che servirà proprio per rigenerare gli spazi pubblici, gli edifici, le aree del Comune e li finanzierà, mettendo in rete fondi europei, fondi pubblici e fondi privati. Abitare in Europa, rendere Milano pienamente,potentemente cittadina dell’Europa, significa farla diventare non un tassello ma il cuore di questa fondamentale rete, in cui l’Italia deve avere un ruolo propulsore, per consentirci di essere protagonisti dell’unico orizzonte futuro che ci possiamo augurare».

Giuliana Nuvoli_9108GIULIANA NUVOLI: ABITARE MILANO – ABITARE LA CULTURA
«La cultura dà felicità, non dà solo lavoro, non dà solo benessere. La felicità non arriva tutti i giorni, ma senza cultura non possiamo avere nemmeno un giorno di felicità. La Milano Romana, di Ambrogio, di Borromeo, degli illuministi, fino ai nostri giorni, ci ha lasciato un’eredità che non possiamo ignorare. Credo che riusciremo a fare di Milano la capitale mondiale della cultura: questo è il nostro obiettivo e a questo arriveremo. E San Vittore, che non sarà più una prigione, con la sua meravigliosa struttura stellare deve diventare il centro culturale di Milano, il luogo dove le biblioteche incontrano i ragazzi che vanno a studiare, i laboratori per gli immigrati, per i giovani artisti, nel cuore pulsante della città. Costruito quando i Savoia pensavano che la sicurezza fosse nelle carceri, deve diventare l’emblema che la sicurezza è nell’educazione, nella conoscenza e che la cultura deve arrivare a tutti».

Franco Bolelli_9106FRANCO BOLELLI: ABITARE MILANO – ABITARE LA STORIA
«Milano è un luogo di straordinaria biodiversità culturale, dove la progettazione e la creatività prendono forma. Dobbiamo mettere al centro della scena i valori forti e l’innovazione. Sbagliamo a pensare che le grandi visioni riguardino i sognatori: no, no! Oggi avere grandi visioni è l’unico modo pragmatico per amministrare una città. Ecco perché l’ipotesi del fiume verde di Stefano Boeri deve andare al centro del dibattito politico nei prossimi mesi. È il progetto in grado di cogliere il senso di questa città e darle quell’impulso potente che è nella sua natura ma non si è mai sviluppato».


BindaPATRIZIA BINDA: ABITARE MILANO – ABITARE IL VERDE
«”Abitare il verde” è molto diverso da “abitare nel verde” . Mi fa pensare a un verde che già abita la città. Nell’area della piazza d’armi alle spalle dell’ex caserma Santa Barbara di piazzale Perrucchetti abbiamo a che fare con 35 ettari di verde abitati da fauna, flora, orti, un bosco, zone umide, un apicoltore con 150 arnie, un campo di polo, un campo di calcio. Un’oasi di biodiversità, che ha preso il posto di un terreno pietroso e arido dove si svolgevano le esercitazioni dei carri armati. Un luogo di pace, espanso nel verde dove prima ci si esercitava alla guerra. Abbiamo un progetto: che il verde resti verde e ciò che è già costruito venga usato al meglio senza nuove colate di cemento. Ci sembra che questo corrisponda a una concezione di un’urbanistica più generosa, che sia più significante per gli esseri umani che non per il mercato. “Un’urbanistica”, come diceva Giancarlo De Carlo, alfiere dell’architettura partecipata, “che diventi l’estensione gentile e delicata dell’ordine naturale”».

Saracino_1901GIUSEPPE SARACINO: ABITARE MILANO – ABITARE LE FABBRICHE
«Sono un professore di storia che si è trovato per caso coinvolto nel metabolismo delle aree industriali dismesse da parte del più vasto organismo urbano. Gli architetti ne sanno più di me, ma direi che ad oggi la metabolizzazione delle fabbriche della vecchia “cintura”  è quasi completata. Un processo che è iniziato ai confini tra legalità e illegalità. Le amministrazioni ti dicono “bravo”, per i progetti che porti avanti, ma poi ti sbarrano la strada con normative proibizioniste che di fatto impediscono il riuso degli ambienti. Ci sono ancora tante aree che possono essere “abitate” e provengono dal terziario, invece che dall’industria. L’azione più moderna non è demolire grattacieli per costruirne altri, l’azione più moderna è quella che facciamo noi, promuovere la riabitabilità di ciò che esiste e ha smarrito il senso originario. Ma non si può rimanere sospesi in un limbo normativo, ci vuole più coraggio: è una sfida che la prossima amministrazione deve raccogliere».

MARIO FURLAN: ABITARE MILANO – ABITARE IL SOCIALE
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«La Giunta Pisapia ha fatto una cosa molto importante, inconfutabile, per sostenere l’assistenza ai senzatetto: i posti letto per loro, in inverno sono raddoppiati. Questo significa che a Milano non abbiamo più un’emergenza freddo, un’emergenza che tra l’altro faceva molte vittime. Sarebbe bello, per il futuro, che a fine marzo, quando il grande freddo finisce, quei posti letto potessero restare a disposizione. Ma i due terzi dei senzatetto sono persone che vorrebbero e potrebbero lavorare, non sono “matti” irrecuperabili: il mio sogno è che siano creati dei centri per formarli e riavviarli al lavoro. Il discorso vale anche per i profughi, spesso mal visti dalla gente perché inattivi e mantenuti con fondi pubblici. Insieme a Daniele Nahum portiamo avanti la proposta di impiegarli in lavori socialmente utili: pulire i parchi, riparare le buche nelle strade,  pitturare i muri. Mi auguro al più presto, con lo stesso Nahum, di passare dalle idee alle azioni».

STEFANO BOERI: ABITARE MILANO – ABITARE IL FUTURO
BOERI«Abitare il futuro, certo, ma qual è il futuro che vogliamo abitare? C’è un futuro vicinissimo, che è quello che di solito la politica abita, legato ai tempi del consenso. Un futuro necessario che però spesso ci impedisce di guardare avanti. E poi c’è un futuro lontanissimo. A un congresso, in Cina ci stiamo confrontando sulla Shangai del 2116, tra cento anni!, tenendo conto di fenomeni epocali come l’innalzamento delle acque e la colonizzazione di altri pianeti. Noi abbiamo bisogno di un futuro prossimo che ci aiuti ad avere una prospettiva visionaria, ma radicata e realizzabile. L’anno scorso ragazzi fra i 15 e i 25 anni hanno immaginato la vita nel 2030. Da lì sono arrivati spunti straordinari e a volte solo apparentemente contraddittori: ad esempio totale libertà di appartenenza sessuale e di genere, ma anche centralità dei valori familiari come alveo della crescita individuale; sempre più connessione, sempre più banda larga, ma anche spazi di disconnessione, per recuperare i rapporti con il mondo reale. Ecco, dobbiamo guardare con passione, lucidità e un po’ di scetticismo a quello che sta succedendo, ma anche avere una visione, perché senza visione ci possiamo solo guardare i piedi».

MAURIZIO CRIPPA: ABITARE MILANO – ABITARE LE PAROLE
CRIPPA
«Ragionare attorno alla Milano delle parole significa ammettere che facciamo una certa fatica a raccontarla. Noi giornalisti e tutti coloro che lavorano nei media, siamo un po’ fermi ancora all’immagine di Milano del grande scrittore e intellettuale Luciano Bianciardi, che stava alla Feltrinelli, la casa editrice della rivoluzione da cui se ne andò perché non era abbastanza rivoluzionaria. Abbiamo ancora in mente ed è bizzarro, quella Milano lì. Succede però che adesso abbiamo Mondazzoli (sincrasi del nome delle case editrici Mondadori e Rizzoli – NdR), una grande impresa che avrà successo sul mercato, la cui identità culturale però non immaginiamo, abbiamo bookcity con i piccoli editori, ma non abbiamo più le case editrici pensatoi culturali, dove si creavano valori. Allo stesso modo i giornali non sono più centrali nella vita culturale del paese. E allora questa città, questo lavoro con le parole che produce, hanno bisogno di trovare, probabilmente, l’entusiasmo e il coraggio di guardare le cose in modo nuovo. Adesso. Ci sono esempi diversi interessanti di nuovo giornalismo a Milano. Piccoli grandi casi di successo come Il Post, uno dei pochi giornali solo digitali. È una nuova editoria su cui investono veri imprenditori, mecenati che scommettono su una nuova visione, con redazioni composte da ragazzi, che guardano il mondo  senza pregiudizi culturali. Quello che manca ora, forse, è la capacità di fare rete, come accadeva nella Milano di Bianciardi, in cui si litigava ma si era in relazione costante. Siamo di fronte a una nuova realtà interessante ma molto sfilacciata. La scommessa che Milano ha di fronte è non disperdere ma valorizzare queste risorse».

MIRKO MEJETTA: ABITARE MILANO – ABITARE LA CITTÀ METROPOLITANA
MEJETTA
«Il concetto di Città Metropolitana è fatto di elementi concreti, come i trasporti, e c’è ancora molto da fare. Ma si nutre soprattutto di uno spirito partecipativo, un sentimento di “cittadinanza condivisa”. Metterei nel taschino di Nahum almeno tre bigliettini, perché non si dimentichi. Il primo è la proposta di costituire una autority delle buone pratiche da diffondere: se un comune fa qualcosa di buono, gli altri comuni lo devono sapere e poter sfruttare quella esperienza. Il secondo: Milano ha una grandissima tradizione di partecipazione, i modelli del Fuori Salone e del MiArt devono fare scuola e il coinvolgimento dell’interland è fondamentale. Il terzo: dobbiamo creare un esercito subliminale di inventori di nuove tipologie abitative e insediative, di produzioni leggere e pulite: ricercatori, studiosi e studenti. Daniele in consiglio Comunale non dovrà essere solo “inquieto”, come piace a Boeri, ma anche inquietante, ovvero rompere continuamente le scatole per ottenere le cose».

FERRUCCIO PATTI: ABITARE MILANO – ABITARE IL COMMERCIO
PATTI«Siamo riusciti nelle settimane scorse come Confesercenti  ad aprire un sede di SOS Impresa a Milano, presentandola a Palazzo Marino, con l’appoggio esplicito e importante  dell’Amministrazione milanese. Con SOS ci occuperemo di racket e usura. Si tratta di un primo passo, perché Milano, pochi lo sanno, è una città di usura. Non sto parlando tanto dell’usura della malavita organizzata, che esiste ma di cui si occupa soprattutto  lo Stato, ma di quella che io chiamo usura amicale. Si tratta di una forma di usura ancora più subdola perché nascosta. L’usurato infatti non denuncia, perché questa gli appare come l’unica via per salvarsi, dopo che banche e tribunali gli hanno chiuso ogni altra via. L’usuraio in questi casi è il finto amico, il conoscente, l’avvocato, il commerciante, la società di recupero crediti, ma che applicano inesorabilmente tassi usurai. Sono moltissimi i commercianti e imprenditori che hanno chiuso per questo motivo. Io credo che Milano e la prossima amministrazione dovranno dare l’esempio nella lotta all’usura. In ogni zona dobbiamo creare un luogo, con forze dell’ordine, cittadini, il Comune, le associazioni, dove chi è sottoposto all’usura amicale o ogni altra forma di pressione malavitosa possa rivolgersi. Le soluzioni esistono, non se le risposte le dà un unico soggetto, ma se si crea un progetto di ascolto e assistenza, dove ognuno con le sue competenze dà il proprio contributo. Insieme possiamo combattere questa piaga sociale».

TOBIA ZEVI: ABITARE MILANO – ABITARE ROMA  
ZEVI«Spesso le manifestazioni più interessanti, dove la cultura nasce, non dove viene esibita, avvengono nelle zone di confine. Pensate alla letteratura che prende vita nei luoghi di conflitto o all’arte, dove è l’inquietudine che produce spesso le opere più importanti. E allora dobbiamo riconoscere che oggi, nelle città come Roma e Milano viviamo un paradosso. Abbiamo all’interno sempre più confini, come le divisioni sociali o di comunità, rappresentate da muri e sbarramenti veri e propri o da barriere invisibili ma non per questo meno invalicabili. Invece, dall’altro lato, oggi i confini si perdono, uscendo fuori dal centro delle città. Le città non finiscono dove corrono i loro confini geografici e amministrativi. Quindi lo sforzo che dobbiamo fare, parlando non solo di sentimenti ma anche di politica e di politiche della cultura, è quello di capire, di individuare quali sono i confini reali delle nostre città e da quei confini partire per provare a individuare le formule più creative, più originali e più innovative. Abitare la città, abitare Roma, abitare Milano, esprime il concetto di frequentazione, di compenetrazione tra la persona e la città. È una riflessione che deve proseguire. Ci rivedremo in autunno qui a Milano con una nuova iniziativa per parlarne ancora».

#Milanopuòdirloforte
#Milanodentro