daniele nahum 2016

Asili nido

Il problema degli asili nido riguarda trasversalmente tutta la popolazione milanese e tutte le fasce di reddito. La poca accessibilità del servizio – e il suo costo – comporta che uno dei due genitori, molto spesso la madre, è costretta a rimanere a casa per occuparsi dei figli, perdendo il lavoro.

La mia proposta mira ad aumentare l’offerta degli asili nido. Come? Agevolando la nascita di micro nidi comunali, anche in abitazioni private, legalizzati. Sarà il Comune a formare gli educatori che gestiranno i bambini.

 

Nuove Start Up per vecchie imprese

Si parla spesso, negli ultimi anni, di incentivare nuove imprese e il lavoro dei giovani. Ma che fare con i vecchi, ma preziosi mestieri che si stanno perdendo? La mia idea è che si istituisca un bando con delibera comunale, rivolto ad alcune di queste categorie, come gli artigiani. Chi si aggiudica il bando accede all’utilizzo di spazi comunali, dotati di wifi gratuito, a costo zero. Perché, infatti, non applicare i meccanismi delle startup per i vecchi mestieri?

 

Spazi in disuso

Quello che colpisce sono gli immensi spazi vuoti che ci sono a Milano. La mia proposta è quella di creare dei polmoni verdi ma, al contempo, legarli allo sviluppo di nuovi posti di lavoro con la nascita di nuove imprese. Milano ha delle aree verdi completamente vuote.  Il futuro della nostra città non è cementificare, ma creare del valore economico con progetti ecosostenibili. In certe aree, penso ad esempio nella zona che va da via  Ripamonti fino ad arrivare a Quinto Sole, si potrebbe rendere coltivabili alcuni terreni. Vorrei creare delle start up agricole che generino equivalenti chilometri zero diffusi in città. Una riqualificazione ambientale che si coniughi con la creazione di lavoro.

 

Immigrazione

Si parla sempre di sperequazione tra il trattamento riservato ai profughi accolti in città e i residenti a Milano in difficoltà economica.È un’obiezione che spesso cavalca la destra – e la Lega in particolare – per parlare alla pancia dell’elettorato, e creare consenso. Visto che molto spesso i migranti che arrivano nella nostra città non lavorano – e non sono occupati tutto il giorno, con il rischio di essere arruolati nella criminalità organizzata – la mia proposta è che vengano loro assegnate mansioni di pubblica utilità, in maniera gratuita. Potrebbero gestire la pulizia e la manutenzione dei parchi, o la cura dei nostri anziani, ad esempio. Un modo per contribuire alla collettività che li ospita, e al contempo formarsi in un lavoro, qualora restino sul territorio, dopo aver ottenuto lo status di rifugiato.

 

Cultura nei quartieri

Milano deve cercare di dare continuità alle iniziative culturali nei quartieri popolari. Sfruttando la grande potenzialità delle biblioteche comunali, vero polo di aggregazione delle famiglie e dei suoi cortili nelle case popolari. Qui si potrebbe replicare il progetto già sperimentato con successo in Zona 6 “Scendi c’è il cinema”. Proiezioni di video che abbiano una valenza sociale o culturale molto forte, in modo da sensibilizzare chi vive in situazioni di disagio. Potremmo chiedere l’aiuto di diverse imprese che si occupano di cinematografia in città.

Moschea

Allargare il perimetro della libertà religiosa è ossigeno per la nostra democrazia e per la nostra città. Una città internazionale come Milano,  deve avere una Moschea che permetta ai cittadini di religione islamica di professare la loro fede. Detto questo, in un momento internazionale così delicato come quello che stiamo vivendo – dove il terrorismo islamista mette in serio pericolo la nostra sicurezza e limita la nostra libertà – la scelta degli interlocutori che gestiscano questi luoghi di culto deve essere oculata. La mia proposta è quella di superare il bando del Comune di Milano – che ha dimostrato di avere grandi limiti, sia di carattere giuridico che politico – avviando da subito una collaborazione con quelle realtà del mondo islamico che hanno dimostrato di essere degli interlocutori seri ed affidabili per la nostra città: penso soprattutto alla Casa della Cultura islamica di Viale Padova e alla COREIS.

Del resto un modello di successo in Italia, in tal senso, c’è già: quello a Colle Val D’Elsa, dove a gestire la futura Moschea è un comitato scientifico composto da otto membri: quattro indicati dal Comune, incaricati di fare conoscere la cultura islamica, altri quattro sintesi delle delle diverse correnti islamiche radicate sul territorio.